LA MITICA CORSA ALL’ORO

Nella storia degli Stati Uniti pochi periodi possono vantare un fascino particolare come la corsa all’oro, ovvero quel periodo di tempo che va dall’inizio del 1848 e durò poco più di 7 anni finendo nel 1855. Un periodo che la letteratura ha sfruttato molto oltre le reali aspettative che la Storia può vantare. Tutto cominciò quando John Sutter scoprì un filone d’oro nella zona settentrionale della California. In realtà lo stato in questione non rientrava formalmente nella federazione perchè ancora sotto la sfera di potere del Messico che l’avrebbe ceduta agli Usa solo a febbraio, mentre la scoperta di Sutter avvenne a fine gennaio.

Una questione di pochi giorni, ma in situazioni come queste sono i particolari che fanno la differenza. Infatti anche se la leggenda narra di Sutter, in realtà il vero scopritore fu un certo Marshall che per Sutter lavorava. La leggenda vuole che l’oro si trovasse sul fondo di un ruscello che Marshall controllava nei pressi di una segheria che si trovava nei 40mila acri di terreno del suo capo. In quel periodo la popolazione era costituit per lo più da una nutrita schiera di Nativi americani e pochi americani veri e propri. Per lo più la maggior parte dei non nativi erano messicani.

Ad ogni modo la scoperta dell’oro, in realtà era una quantità minima, fu tenuta segreta, anche se per poco. Infatti era nel pieno interesse dello scopritore d’oro che la notizia di un filone restasse segreta, prima di tutto per evitare la concorrenza e soprattutto per permettere al fortunato (in realtà furono pochissimi quelli che poterono affermare di essersi arricchiti) di ottenere la concessione in esclusiva del terreno. Terreno che, per ovvi motivi, trovava, dopo la diffusione della notizia, quotazioni da capogiro e personaggi non sempre limpidi, intenzionati ad occuparlo. Infatti le concessioni non erano il massimo della trasparenza burocratica ed era indispensabile che il minatore risiedesse in maniera stabile nel terreno che lavorava per diventarne il proprietario.

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